Recensioni Fuori Tempo's Avatar

Recensioni Fuori Tempo

@recensionift.bsky.social

🎮 Videogiochi
💭 Fumetti
📺 Serie tv
🎥 Cinema
🕰️ Recensioni, sempre e comunque in ritardo

186 Followers  |  215 Following  |  692 Posts  |  Joined: 14.11.2024  |  2.3407

Latest posts by recensionift.bsky.social on Bluesky


futurama

stagione 10
(2025)

futurama stagione 10 (2025)

Se in dieci episodi quelli davvero interessanti sono solo una manciata allora, purtroppo, abbiamo un problema. Futurama si è sempre contraddistinta per il grande smalto, la creatività e le ambizioni, ma anche per la comicità e il modo in cui riusciva a parlare del nostro presente pur essendo ambientata nel 3000. Quegli elementi ci sono ancora tutti, ma sono gettati con forza nell’equazione e solo “perché devono esserci”. Il futuro della serie diventa così solo una versione alternativa del nostro presente, senza alcun estro o originalità: i personaggi risultano tutti sacrificati, mai protagonisti delle loro storie ma solo comparse in un susseguirsi di suggestioni che funzionano prese singolarmente ma nell’insieme creano solo una certa confusione e puntate con tanti spunti ma senza mai un vero focus.

Se in dieci episodi quelli davvero interessanti sono solo una manciata allora, purtroppo, abbiamo un problema. Futurama si è sempre contraddistinta per il grande smalto, la creatività e le ambizioni, ma anche per la comicità e il modo in cui riusciva a parlare del nostro presente pur essendo ambientata nel 3000. Quegli elementi ci sono ancora tutti, ma sono gettati con forza nell’equazione e solo “perché devono esserci”. Il futuro della serie diventa così solo una versione alternativa del nostro presente, senza alcun estro o originalità: i personaggi risultano tutti sacrificati, mai protagonisti delle loro storie ma solo comparse in un susseguirsi di suggestioni che funzionano prese singolarmente ma nell’insieme creano solo una certa confusione e puntate con tanti spunti ma senza mai un vero focus.

Questo ennesimo revival di Futurama subisce troppo l’influenza dello sceneggiatore di turno: sembra manchi una direzione generale, una guida capace di dare alla serie una direzione. E non è un caso se gli episodi più riusciti danno la sgradevole sensazione di poter funzionare in qualsiasi altra serie animata e con qualsiasi personaggio: non una bella cosa per una serie che ha sempre tratto molta della sua forza da protagonisti e ambientazione.

Questo ennesimo revival di Futurama subisce troppo l’influenza dello sceneggiatore di turno: sembra manchi una direzione generale, una guida capace di dare alla serie una direzione. E non è un caso se gli episodi più riusciti danno la sgradevole sensazione di poter funzionare in qualsiasi altra serie animata e con qualsiasi personaggio: non una bella cosa per una serie che ha sempre tratto molta della sua forza da protagonisti e ambientazione.

Siamo davvero arrivati al punto di non ritorno? Futurama non ha davvero più nulla da dire? Forse no, ma questo ritorno continua ad essere parecchio sotto le aspettative. Basta guardare le prime stagioni per capire cos’era Futurama e cosa può ancora dare al pubblico: speriamo se ne accorga anche la produzione.

Siamo davvero arrivati al punto di non ritorno? Futurama non ha davvero più nulla da dire? Forse no, ma questo ritorno continua ad essere parecchio sotto le aspettative. Basta guardare le prime stagioni per capire cos’era Futurama e cosa può ancora dare al pubblico: speriamo se ne accorga anche la produzione.

Dispiace dirlo, ma questo (ennesimo) revival di Futurama non sta andando come sperato. Oltre ad essere passato piuttosto in sordina sembra troppo altalenante per riuscire a lasciare davvero il segno. Ed è un grande peccato.

#SerieTV #Animazione #RecensioniFuoriTempo

25.02.2026 07:52 — 👍 0    🔁 0    💬 0    📌 0
i nostri mondi
perduti

Marion 
Montaigne
bao publishing
(2025)

i nostri mondi perduti Marion Montaigne bao publishing (2025)

Una scoperta sorprendente, e perdonate in anticipo lo scontato gioco di parole con l’argomento che sta alla base di questo fumetto. I nostri mondi perduti è l’opera di una fumettista francese famosissima in patria per essere una divulgatrice scientifica: il suo è il racconto della nascita e dello sviluppo della paleontologia, quella scienza che tramite i fossili ha aperto una breccia importante sulla nostra storia, svelandoci avvenimenti e cose che oggi diamo per scontate ma che tanti secoli fa non lo erano per nulla.

Una scoperta sorprendente, e perdonate in anticipo lo scontato gioco di parole con l’argomento che sta alla base di questo fumetto. I nostri mondi perduti è l’opera di una fumettista francese famosissima in patria per essere una divulgatrice scientifica: il suo è il racconto della nascita e dello sviluppo della paleontologia, quella scienza che tramite i fossili ha aperto una breccia importante sulla nostra storia, svelandoci avvenimenti e cose che oggi diamo per scontate ma che tanti secoli fa non lo erano per nulla.

Si tratta di un lavoro mastodontico e ricchissimo, curato in ogni dettaglio, che sia un nome, una data, un avvenimento importante: ci vengono mostrate le prime scoperte, le prime rivelazioni, le reticenze del mondo accademico e religioso ma anche il modo in cui gli artisti e i disegnatori hanno contribuito, insieme agli scienziati, alla nascita di un nuovo paradigma nel nostro modo di guardare la Terra e il suo passato. Ma questo fumetto, oltre che mostrarci la verità inconfessabile sui dinosauri e a presentarci con rigore scientifico un periodo di grandi scoperte e grandi cambiamenti, è anche tremendamente divertente e coinvolgente.

Si tratta di un lavoro mastodontico e ricchissimo, curato in ogni dettaglio, che sia un nome, una data, un avvenimento importante: ci vengono mostrate le prime scoperte, le prime rivelazioni, le reticenze del mondo accademico e religioso ma anche il modo in cui gli artisti e i disegnatori hanno contribuito, insieme agli scienziati, alla nascita di un nuovo paradigma nel nostro modo di guardare la Terra e il suo passato. Ma questo fumetto, oltre che mostrarci la verità inconfessabile sui dinosauri e a presentarci con rigore scientifico un periodo di grandi scoperte e grandi cambiamenti, è anche tremendamente divertente e coinvolgente.

L’autrice si inserisce nella storia, ci offre il suo punto di vista e condisce il tutto con un umorismo tagliente e scanzonato, che porta alla luce i problemi e le difficoltà del periodo, tra donne per nulla considerate e fervori religiosi galoppanti. Si finisce per ridere di gusto ma anche per comprendere e capire parte della nostra storia e della nostra percezione del mondo, il tutto accompagnato da uno stile caricaturale e da una ricchezza di colori che deformano la realtà ma la arricchiscono di dettagli e momenti indimenticabili.

L’autrice si inserisce nella storia, ci offre il suo punto di vista e condisce il tutto con un umorismo tagliente e scanzonato, che porta alla luce i problemi e le difficoltà del periodo, tra donne per nulla considerate e fervori religiosi galoppanti. Si finisce per ridere di gusto ma anche per comprendere e capire parte della nostra storia e della nostra percezione del mondo, il tutto accompagnato da uno stile caricaturale e da una ricchezza di colori che deformano la realtà ma la arricchiscono di dettagli e momenti indimenticabili.

Ma quanto ci piacciono i dinosauri? Tantissimo. E questo libro, con rigore scientifico e attendibilità storica, ci racconta tutto ciò che non sappiamo sulla loro "scoperta". Illuminante.

#Fumetti #BookSky #RecensioniFuoriTempo

24.02.2026 07:35 — 👍 1    🔁 0    💬 1    📌 0
Preview
#24 Il finale di Stranger Things Un commento non tanto atteso sul finale della serie più iconica e seguita degli ultimi dieci anni di televisione in streaming.

Eh sì, prima o poi toccava dire due cose anche su questo…

21.02.2026 12:36 — 👍 0    🔁 0    💬 0    📌 0
eraserhead

david lynch
(1977)

eraserhead david lynch (1977)

Sin dal suo esordio cinematografico era chiaro quanto nel cinema di David Lynch sogno o realtà fossero strettamente connessi in un indissolubile e incomprensibile legame. Eraserhead è tutto e niente, racconta qualcosa ma non è particolarmente interessato a ciò che vuole dire: strutturato come un vero e proprio viaggio onirico, naviga costantemente dalle parti dell’incubo a occhi aperti, offrendo una serie infinita di immagini terribilmente angoscianti, associazioni continue di strane metafore che accrescono ansie, paure e timori, in un drammatico orrore senza fine.

Sin dal suo esordio cinematografico era chiaro quanto nel cinema di David Lynch sogno o realtà fossero strettamente connessi in un indissolubile e incomprensibile legame. Eraserhead è tutto e niente, racconta qualcosa ma non è particolarmente interessato a ciò che vuole dire: strutturato come un vero e proprio viaggio onirico, naviga costantemente dalle parti dell’incubo a occhi aperti, offrendo una serie infinita di immagini terribilmente angoscianti, associazioni continue di strane metafore che accrescono ansie, paure e timori, in un drammatico orrore senza fine.

Nella storia di Henry e dei suoi strani capelli, dell’angusta città che abita, della donna che è costretto a sposare e del figlio “alieno” che è costretto ad accudire, sino a far precipitare tutto nel dramma più nero potremmo vedere qualsiasi cosa: c’è certamente la descrizione dell’ansia sociale che ci costringe a instradare il nostro percorso di vita su binari prestabiliti, nonostante questi, nel loro essere tutti uguali  uno all’altro, non facciano altro che consumarci e distruggerci; c’è la paura della paternità, di crescere un figlio senza esserne capaci; ma c’è anche la dimensione divina, con un dio che prova a dirigere le nostre vite senza mai riuscirci davvero.

Nella storia di Henry e dei suoi strani capelli, dell’angusta città che abita, della donna che è costretto a sposare e del figlio “alieno” che è costretto ad accudire, sino a far precipitare tutto nel dramma più nero potremmo vedere qualsiasi cosa: c’è certamente la descrizione dell’ansia sociale che ci costringe a instradare il nostro percorso di vita su binari prestabiliti, nonostante questi, nel loro essere tutti uguali uno all’altro, non facciano altro che consumarci e distruggerci; c’è la paura della paternità, di crescere un figlio senza esserne capaci; ma c’è anche la dimensione divina, con un dio che prova a dirigere le nostre vite senza mai riuscirci davvero.

Ci si può vedere davvero qualsiasi cosa dentro il mondo di David Lynch, ma quello che rimane è l’unico regista al mondo capace di rendere tangibile l’onirico, di aprire una finestra concreta verso una dimensione inafferrabile. Una genialità e un gusto sopraffino per la costruzione dell’immagine scenica ben presente sin da questo iconico e sperimentale esordio cinematografico in bianco e nero.

Ci si può vedere davvero qualsiasi cosa dentro il mondo di David Lynch, ma quello che rimane è l’unico regista al mondo capace di rendere tangibile l’onirico, di aprire una finestra concreta verso una dimensione inafferrabile. Una genialità e un gusto sopraffino per la costruzione dell’immagine scenica ben presente sin da questo iconico e sperimentale esordio cinematografico in bianco e nero.

Sempre bello ricordare David Lynch e il suo incredibile modo di fare il cinema: il solo capace di mostrarci davvero come funzionano i nostri sogni (e i nostri incubi).

#Cinema #CineSky #RecensioniFuoriTempo #FilmFuoriTempo

21.02.2026 07:54 — 👍 0    🔁 0    💬 0    📌 0
after the
hunt

luca guadagnino
(2025)

after the hunt luca guadagnino (2025)

A emergere con grande forza in After the Hunt sono le interpretazioni delle due protagoniste. Possiamo dire che tutto sembra costruito per mettere al centro le capacità degli attori in campo. E da questo punto di vista il film è inattaccabile, come di grande efficacia è la regia di Guadagnino, bravo a valorizzare volti e fisicità degli attori, a mettere sempre la macchina da presa nel posto giusto e a regalare controcampi e soggettive davvero riuscite quando i confronti si fanno più ritmati e accesi. E After the Hunt è costruito tutto su confronti diretti, faccia a faccia in cui emergono i protagonisti e si sviluppa la storia: si parla dell’ampolloso mondo accademico, di due generazioni di donne a confronto e di un caso di molestie sessuali nel mezzo.

A emergere con grande forza in After the Hunt sono le interpretazioni delle due protagoniste. Possiamo dire che tutto sembra costruito per mettere al centro le capacità degli attori in campo. E da questo punto di vista il film è inattaccabile, come di grande efficacia è la regia di Guadagnino, bravo a valorizzare volti e fisicità degli attori, a mettere sempre la macchina da presa nel posto giusto e a regalare controcampi e soggettive davvero riuscite quando i confronti si fanno più ritmati e accesi. E After the Hunt è costruito tutto su confronti diretti, faccia a faccia in cui emergono i protagonisti e si sviluppa la storia: si parla dell’ampolloso mondo accademico, di due generazioni di donne a confronto e di un caso di molestie sessuali nel mezzo.

Verità e rivelazioni si faranno strada ma a imperare sarà un’ambiguità di fondo che lascia allo spettatore il libero arbitrio di credere ciò che vuole e di schierarsi dalla parte di chi vuole. La sceneggiatura di Nora Garrett fa di tutto per rendere ogni personaggio detestabile e respingente, per dipingere con profonda negatività e disillusione giovani e adulti e per dar vita a un mondo accademico vuoto, presuntuoso e senz’anima.

Verità e rivelazioni si faranno strada ma a imperare sarà un’ambiguità di fondo che lascia allo spettatore il libero arbitrio di credere ciò che vuole e di schierarsi dalla parte di chi vuole. La sceneggiatura di Nora Garrett fa di tutto per rendere ogni personaggio detestabile e respingente, per dipingere con profonda negatività e disillusione giovani e adulti e per dar vita a un mondo accademico vuoto, presuntuoso e senz’anima.

E in questo non voler mai prendere le parti di nessuno il focus si perde un po’ per strada, carico com’è di elementi e di dettagli che aggiungono poco o nulla alla storia principale. Così anche quell’ambiguità di fondo, che rappresenta il punto forte della pellicola, finisce per spegnersi e non lasciare spazio a nient’altro se non a un’incompiuta e farraginosa riflessione sui nostri tempi bui.

E in questo non voler mai prendere le parti di nessuno il focus si perde un po’ per strada, carico com’è di elementi e di dettagli che aggiungono poco o nulla alla storia principale. Così anche quell’ambiguità di fondo, che rappresenta il punto forte della pellicola, finisce per spegnersi e non lasciare spazio a nient’altro se non a un’incompiuta e farraginosa riflessione sui nostri tempi bui.

Nel tentativo di approfondire Guadagnino ho dato un occhio ad una delle sue ultime uscite: After the Hunt è girato con classe, ha un ottimo cast, ma non è riuscito a convincermi fino in fondo...

#Cinema #CineSky #RecensioniFuoriTempo

20.02.2026 08:38 — 👍 0    🔁 0    💬 0    📌 0
pluribus
 
(2025)

pluribus (2025)

Tornare dove si è stati bene è sempre bellissimo e Breaking Bad, per quanto mi riguarda, è ancora oggi l’apice insuperato della serialità televisiva. Dopo quel grande capolavoro di scrittura che è stato Better Call Saul è bello ritrovare quelle stesse vibrazioni e quello stesso modo di fare televisione anche in un’idea totalmente nuova come Pluribus. Vince Gilligan e la sua squadra tornano ad Albuquerque e mettono il loro modo molto peculiare di raccontare storie al servizio di uno strano ibrido tra dramma, commedia e fantascienza. Pluribus è la storia di una “nuova umanità” che, a causa di uno strano virus, si ritrova a diventare parte di un’unica grande mente collettiva e di una donna e uno sparuto manipolo di persone rimaste “normali” per motivi sconosciuti.

Tornare dove si è stati bene è sempre bellissimo e Breaking Bad, per quanto mi riguarda, è ancora oggi l’apice insuperato della serialità televisiva. Dopo quel grande capolavoro di scrittura che è stato Better Call Saul è bello ritrovare quelle stesse vibrazioni e quello stesso modo di fare televisione anche in un’idea totalmente nuova come Pluribus. Vince Gilligan e la sua squadra tornano ad Albuquerque e mettono il loro modo molto peculiare di raccontare storie al servizio di uno strano ibrido tra dramma, commedia e fantascienza. Pluribus è la storia di una “nuova umanità” che, a causa di uno strano virus, si ritrova a diventare parte di un’unica grande mente collettiva e di una donna e uno sparuto manipolo di persone rimaste “normali” per motivi sconosciuti.

La protagonista Carol si ritrova a far parte di questo nuovo mondo con la testa al vecchio, in bilico tra l’accettare questa novità e il cercare in tutti i modi di riportare tutto alla normalità. Il suo carattere spigoloso viene costantemente messo al centro della scena, come riflesso razionale e proiezione dello spettatore: lungo i nove episodi della prima stagione ci vengono raccontati, principalmente dal suo punto di vista, i primi mesi di questa nuova pagina di umanità. Il lavoro di scrittura, come già anticipato, è eccelso, e conferma la rara abilità di Gilligan di concentrarsi su dettagli insignificanti e trasformarli in importanti mattoncini con cui costruire una storia più grande.

La protagonista Carol si ritrova a far parte di questo nuovo mondo con la testa al vecchio, in bilico tra l’accettare questa novità e il cercare in tutti i modi di riportare tutto alla normalità. Il suo carattere spigoloso viene costantemente messo al centro della scena, come riflesso razionale e proiezione dello spettatore: lungo i nove episodi della prima stagione ci vengono raccontati, principalmente dal suo punto di vista, i primi mesi di questa nuova pagina di umanità. Il lavoro di scrittura, come già anticipato, è eccelso, e conferma la rara abilità di Gilligan di concentrarsi su dettagli insignificanti e trasformarli in importanti mattoncini con cui costruire una storia più grande.

Il ritmo, in controtendenza con la tv di oggi, è volutamente lento, concentrato su piccoli gesti, piccole cose, piccoli momenti, racconti che non mostrano nulla ma che racchiudono tutto, dando vita a ottimi personaggi e costruendo in maniera molto precisa le loro scelte. Il resto lo fanno le atmosfere solari del New Mexico, esaltate da una fotografia che rende tutto acceso e luminoso e da una regia meditativa e di gran classe, capace anche lei di concentrarsi sui dettagli, valorizzandoli. L’asticella è già posizionata molto in alto: peccato che per nuove stagioni occorrerà aspettare parecchio tempo, per un modello produttivo troppo dilatato che finirà per danneggiarla.

Il ritmo, in controtendenza con la tv di oggi, è volutamente lento, concentrato su piccoli gesti, piccole cose, piccoli momenti, racconti che non mostrano nulla ma che racchiudono tutto, dando vita a ottimi personaggi e costruendo in maniera molto precisa le loro scelte. Il resto lo fanno le atmosfere solari del New Mexico, esaltate da una fotografia che rende tutto acceso e luminoso e da una regia meditativa e di gran classe, capace anche lei di concentrarsi sui dettagli, valorizzandoli. L’asticella è già posizionata molto in alto: peccato che per nuove stagioni occorrerà aspettare parecchio tempo, per un modello produttivo troppo dilatato che finirà per danneggiarla.

Pluribus è il gran ritorno di Vince Gilligan, che si rituffa nella sua amata fantascienza non facendo mai venir meno la sua scrittura peculiare e il suo stile. Grande idea, bello sviluppo e prospettive interessanti.

#SerieTV #Streaming #RecensioniFuoriTempo

18.02.2026 08:20 — 👍 1    🔁 0    💬 0    📌 0
il mondo 
senza fine

Blain, Jancovici
oblomov
(2023)

il mondo senza fine Blain, Jancovici oblomov (2023)

Il libro più venduto in Francia nel 2022 è stato un fumetto. E il fumetto in questione si intitola Il Mondo Senza Fine, disegnato da un autore importantissimo del settore come Christophe Blain, che ha tradotto in nuvole e vignette il pensiero e gli studi dell’esperto di clima Jean-Marc Jancovici. Un successo che non sorprende, vista l’alta considerazione del fumetto in Francia e la fama dello stesso Jancovici tra i lettori d’oltralpe. In Italia l’attenzione è stata certamente minore, ma quello pubblicato e tradotto da Oblomov è un lavoro di importanza capitale, che tratta tematiche molto attuali con semplicità e chiarezza di pensiero, accompagnando testi e spiegazioni con immagini deliziose, colorate e con il giusto mix tra realismo e stile caricaturale.

Il libro più venduto in Francia nel 2022 è stato un fumetto. E il fumetto in questione si intitola Il Mondo Senza Fine, disegnato da un autore importantissimo del settore come Christophe Blain, che ha tradotto in nuvole e vignette il pensiero e gli studi dell’esperto di clima Jean-Marc Jancovici. Un successo che non sorprende, vista l’alta considerazione del fumetto in Francia e la fama dello stesso Jancovici tra i lettori d’oltralpe. In Italia l’attenzione è stata certamente minore, ma quello pubblicato e tradotto da Oblomov è un lavoro di importanza capitale, che tratta tematiche molto attuali con semplicità e chiarezza di pensiero, accompagnando testi e spiegazioni con immagini deliziose, colorate e con il giusto mix tra realismo e stile caricaturale.

200 pagine ricchissime guidate da un filo rosso tutto da scoprire che racconta del cambiamento climatico in atto, dell’inquinamento galoppante e di un futuro a tinte fosche dove una trasformazione delle nostre abitudini è necessaria per salvare noi stessi e il pianeta in cui viviamo. Quello tracciato da Jancovici è un percorso da seguire con attenzione ma abbastanza facile da comprendere, chiaro nell’esposizione e nei concetti, ma controverso in alcune delle sue considerazioni e soluzioni: Il Mondo senza fine racconta molto bene il nostro tempo e prova a fornirci tutte le giuste chiavi per decifrare ciò che abbiamo fatto e stiamo facendo al pianeta.

200 pagine ricchissime guidate da un filo rosso tutto da scoprire che racconta del cambiamento climatico in atto, dell’inquinamento galoppante e di un futuro a tinte fosche dove una trasformazione delle nostre abitudini è necessaria per salvare noi stessi e il pianeta in cui viviamo. Quello tracciato da Jancovici è un percorso da seguire con attenzione ma abbastanza facile da comprendere, chiaro nell’esposizione e nei concetti, ma controverso in alcune delle sue considerazioni e soluzioni: Il Mondo senza fine racconta molto bene il nostro tempo e prova a fornirci tutte le giuste chiavi per decifrare ciò che abbiamo fatto e stiamo facendo al pianeta.

Le ricette proposte possono far discutere, ma non scalfiscono l’importanza e la complessità del ragionamento che vi è costruito intorno, stimolo necessario di riflessione per i tempi che viviamo e per capire meglio cosa abbiamo fatto e cosa ci aspetta. E no, non abbiamo un gran futuro davanti.

Le ricette proposte possono far discutere, ma non scalfiscono l’importanza e la complessità del ragionamento che vi è costruito intorno, stimolo necessario di riflessione per i tempi che viviamo e per capire meglio cosa abbiamo fatto e cosa ci aspetta. E no, non abbiamo un gran futuro davanti.

In Francia, qualche anno fa, questo fumetto ha avuto un successo clamoroso, diventando il libro più venduto. Il mondo senza fine è un saggio a fumetti unico nel suo genere che parla di cambiamento climatico e futuro. Da leggere.

#Fumetti #BookSky #RecensioniFuoriTempo

17.02.2026 08:36 — 👍 2    🔁 0    💬 1    📌 0
monster boy
and the cursed kingdom

(2018)

monster boy and the cursed kingdom (2018)

Monster Boy è un gioco integralista, nella forma quanto nella sostanza, che non viene mai meno alla sua struttura e ai suoi principi e che chiama il giocatore a impegnarsi sempre e a non prendere mai sotto gamba la sua esperienza. A livello generale siamo dalle parti dei metroidvania, con un grande mondo interconnesso da scoprire passo dopo passo, ma è il gioco stesso a guidare il giocatore nella sua progressione, a prenderlo per mano e portarlo in giro nei “livelli” di questo mondo, aprendo di volta in vola le porte alle zone per lui più adatte. Più che sul senso di scoperta, il gameplay punta su ampie aree a scorrimento orizzontale ricche di nemici fastidiosi e puzzle ambientali da risolvere, chiaramente costruiti sulle nostre crescenti abilità.

Monster Boy è un gioco integralista, nella forma quanto nella sostanza, che non viene mai meno alla sua struttura e ai suoi principi e che chiama il giocatore a impegnarsi sempre e a non prendere mai sotto gamba la sua esperienza. A livello generale siamo dalle parti dei metroidvania, con un grande mondo interconnesso da scoprire passo dopo passo, ma è il gioco stesso a guidare il giocatore nella sua progressione, a prenderlo per mano e portarlo in giro nei “livelli” di questo mondo, aprendo di volta in vola le porte alle zone per lui più adatte. Più che sul senso di scoperta, il gameplay punta su ampie aree a scorrimento orizzontale ricche di nemici fastidiosi e puzzle ambientali da risolvere, chiaramente costruiti sulle nostre crescenti abilità.

Monster Boy fonda tutta la sua esperienza su un protagonista capace di assumere varie forme animali: ognuna ha una o più abilità specifiche, utili per accedere a determinate aree, uccidere nemici o risolvere enigmi. Il maiale ha un fiuto piuttosto sviluppato, il serpente può infilarsi in stretti cunicoli, la rana riesce ad andare sott’acqua, il leone corre velocissimo, il drago può volare; aggiungete a tutto questo una buona presenza di equipaggiamenti, armi e strumenti e avrete tra le mani un prodotto molto più vario e profondo di quanto possa sembrare.

Monster Boy fonda tutta la sua esperienza su un protagonista capace di assumere varie forme animali: ognuna ha una o più abilità specifiche, utili per accedere a determinate aree, uccidere nemici o risolvere enigmi. Il maiale ha un fiuto piuttosto sviluppato, il serpente può infilarsi in stretti cunicoli, la rana riesce ad andare sott’acqua, il leone corre velocissimo, il drago può volare; aggiungete a tutto questo una buona presenza di equipaggiamenti, armi e strumenti e avrete tra le mani un prodotto molto più vario e profondo di quanto possa sembrare.

Non lasciatevi ingannare dalla piacevole, colorata e luminosa grafica 2D in stile cartoon: quello di Game Atelier è un videogioco di difficoltà crescente, con una curva di apprendimento che non si attenua mai e che in alcuni passaggi riuscirà davvero a mettervi a dura prova.

Non lasciatevi ingannare dalla piacevole, colorata e luminosa grafica 2D in stile cartoon: quello di Game Atelier è un videogioco di difficoltà crescente, con una curva di apprendimento che non si attenua mai e che in alcuni passaggi riuscirà davvero a mettervi a dura prova.

Un'estetica cartoon divertente e accogliente per un gioco creativo, divertente e impegnativo. Monster Boy pesca dalla tradizione dei metroidvania e, pur senza inventarsi nulla, regala tutto ciò che gli appassionati del genere possono desiderare.

#VideoGames #VideoGiochi #RecensioniFuoriTempo

16.02.2026 07:40 — 👍 0    🔁 0    💬 0    📌 0
Preview
#23 Di Olimpiadi, telecronache e servizio pubblico Il commento Rai alla cerimonia d’apertura dei giochi olimpici invernali di Milano-Cortina ha fatto parecchio discutere.

Ne stanno parlando tutti. Ed eccoci qua.

14.02.2026 15:32 — 👍 0    🔁 0    💬 0    📌 0
xala

Ousmane Sembéne
(1975)

xala Ousmane Sembéne (1975)

Sotto l’apparenza di un ricco uomo d’affari senegalese diventato impotente per via di una maledizione si nasconde una riflessione caustica e acuta sull’Africa moderna, dove la tradizione è stata smembrata da anni di sottomissione e la modernità non è altro che il frutto di secoli di colonialismo che non hanno lasciato nient’altro se non povertà e una finta libertà di plastica. Xala racconta proprio questo, di un Senegal che dimentica la sua lingua madre per parlare solo in francese, di uomini d’affari corrotti e senza scrupoli, che si comportano da bianchi, guidano Mercedes, viaggiano con valigette piene di soldi, bevono Coca-Cola e acqua Evian d’importazione.

Sotto l’apparenza di un ricco uomo d’affari senegalese diventato impotente per via di una maledizione si nasconde una riflessione caustica e acuta sull’Africa moderna, dove la tradizione è stata smembrata da anni di sottomissione e la modernità non è altro che il frutto di secoli di colonialismo che non hanno lasciato nient’altro se non povertà e una finta libertà di plastica. Xala racconta proprio questo, di un Senegal che dimentica la sua lingua madre per parlare solo in francese, di uomini d’affari corrotti e senza scrupoli, che si comportano da bianchi, guidano Mercedes, viaggiano con valigette piene di soldi, bevono Coca-Cola e acqua Evian d’importazione.

Ousmane Sembéne racconta queste contraddizioni mostrandoci anche l’altra faccia della medaglia, quella dove i mendicanti, i poveri e i malati vengono allontanati dalle strade perché non fanno bene al turismo e dove sono sempre pochi ad arricchirsi, a discapito di tutti gli altri. Il protagonista El Hadjí è il simbolo di tutto questo e la maledizione che lo colpisce è molto più che una semplice erezione mancata: è stato toccato dall’uomo bianco, dal capitalismo e dalla ricchezza e ha distrutto ciò che lo rendeva davvero umano.

Ousmane Sembéne racconta queste contraddizioni mostrandoci anche l’altra faccia della medaglia, quella dove i mendicanti, i poveri e i malati vengono allontanati dalle strade perché non fanno bene al turismo e dove sono sempre pochi ad arricchirsi, a discapito di tutti gli altri. Il protagonista El Hadjí è il simbolo di tutto questo e la maledizione che lo colpisce è molto più che una semplice erezione mancata: è stato toccato dall’uomo bianco, dal capitalismo e dalla ricchezza e ha distrutto ciò che lo rendeva davvero umano.

Xala è un film che usa la satira e la commedia come armi principali ma che sa anche andare dritto al punto con i suoi messaggi: El Hadjí ha perso le sue origini e la sua umanità e finirà per perdere tutto quanto, soldi, mogli, beni materiali, dignità. Xala inizia con i venti del cambiamento e uno sfarzoso matrimonio, ma finisce con un uomo nudo coperto di sputi che cerca di lavare via le sue colpe e quella terribile e ineluttabile maledizione che lo ha colpito.

Xala è un film che usa la satira e la commedia come armi principali ma che sa anche andare dritto al punto con i suoi messaggi: El Hadjí ha perso le sue origini e la sua umanità e finirà per perdere tutto quanto, soldi, mogli, beni materiali, dignità. Xala inizia con i venti del cambiamento e uno sfarzoso matrimonio, ma finisce con un uomo nudo coperto di sputi che cerca di lavare via le sue colpe e quella terribile e ineluttabile maledizione che lo ha colpito.

Una cartolina molto significativa del Senegal degli anni '70 e delle ingerenze del colonialismo europeo sulla sua vita e le sue tradizioni. Una satira affilatissima e potente.

#Cinema #FilmFuoriTempo #CineSky #RecensioniFuoriTempo

14.02.2026 07:49 — 👍 0    🔁 0    💬 0    📌 0
wake up 
dead man

rian johnson 
(2025)

wake up dead man rian johnson (2025)

Viviamo in un periodo storico in cui il giallo deduttivo la fa da padrone, con una serie praticamente interminabile di progetti più o meno riusciti ma che continuano, in un modo o nell’altro, a catalizzare le attenzioni del pubblico. Così, mentre personalmente questo proliferare di detective brillanti, simpatici e sagaci e questi omicidi impossibili da risolvere hanno iniziato a stancarmi, le produzioni non sembrano volersi fermare. Netflix e Rian Johnson continuano così a portare avanti la saga di Knives Out, con un terzo capitolo che riporta in scena Daniel Craig e il suo Benoit Blanc e il solito cast corale di belle facce e volti conosciuti.

Viviamo in un periodo storico in cui il giallo deduttivo la fa da padrone, con una serie praticamente interminabile di progetti più o meno riusciti ma che continuano, in un modo o nell’altro, a catalizzare le attenzioni del pubblico. Così, mentre personalmente questo proliferare di detective brillanti, simpatici e sagaci e questi omicidi impossibili da risolvere hanno iniziato a stancarmi, le produzioni non sembrano volersi fermare. Netflix e Rian Johnson continuano così a portare avanti la saga di Knives Out, con un terzo capitolo che riporta in scena Daniel Craig e il suo Benoit Blanc e il solito cast corale di belle facce e volti conosciuti.

Questa volta si parla di religione e “faccende di preti”, di fede e di fanatismo, di Gesù Cristo e risurrezione, per un film che forse sarebbe stato più adatto al periodo pasquale. Abbandonate le velleità tecnologiche, le complessità e le follie del secondo capitolo, questo film riporta il tutto su binari più consoni, su una struttura gialla più convenzionale e su una semplicità che riesce a donare credibilità anche a una storia piuttosto assurda. Il detective viene volutamente messo in secondo piano, diventando spalla del giovane prete protagonista che, con la sua voglia di redenzione, diventa il nostro privilegiato punto di vista.

Questa volta si parla di religione e “faccende di preti”, di fede e di fanatismo, di Gesù Cristo e risurrezione, per un film che forse sarebbe stato più adatto al periodo pasquale. Abbandonate le velleità tecnologiche, le complessità e le follie del secondo capitolo, questo film riporta il tutto su binari più consoni, su una struttura gialla più convenzionale e su una semplicità che riesce a donare credibilità anche a una storia piuttosto assurda. Il detective viene volutamente messo in secondo piano, diventando spalla del giovane prete protagonista che, con la sua voglia di redenzione, diventa il nostro privilegiato punto di vista.

La luce che cambia in continuazione, rendendo il film luminoso e tenebroso a seconda delle esigenze e Wake Up Dead Man è tutto giocato sulla dicotomia tra fede e scetticismo, lasciando che a trionfare, seppur non su tutta la linea, sia sempre e comunque la ragione. E alla fine di tutto l’impalcatura regge bene il colpo e funziona, costruita con coerenza e attenzione. Un film di mestiere, brillante e intrattenente: risultato non scontato per una serie arrivata al terzo capitolo.

La luce che cambia in continuazione, rendendo il film luminoso e tenebroso a seconda delle esigenze e Wake Up Dead Man è tutto giocato sulla dicotomia tra fede e scetticismo, lasciando che a trionfare, seppur non su tutta la linea, sia sempre e comunque la ragione. E alla fine di tutto l’impalcatura regge bene il colpo e funziona, costruita con coerenza e attenzione. Un film di mestiere, brillante e intrattenente: risultato non scontato per una serie arrivata al terzo capitolo.

Il terzo capitolo di Knives Out è un giallo valido, ben girato e ben scritto. Non un capolavoro ma un film da piattaforma streaming di qualità. E non è una cosa scontata.

#Cinema #CineSky #RecensioniFuoriTempo

13.02.2026 08:50 — 👍 2    🔁 0    💬 0    📌 0
only murders
in the building

stagione 5
(2025)

only murders in the building stagione 5 (2025)

Potenzialmente Only Murders in the Building potrebbe andare avanti all’infinito e riuscirebbe ad essere comunque sempre brillante e divertente, capace come pochi di non prendersi mai troppo sul serio, ma ben consapevole dei suoi punti di forza e del suo essere diventato ormai un classico dello streaming e uno dei pochi prodotti veramente di punta di Disney Plus. Merito dell’alchimia mai immutata tra i tre protagonisti, di un cast corale sempre presente - seppur sempre più spesso sacrificato - e di star internazionali che fanno capolino e arricchiscono ogni stagione - seppur in modo sempre meno efficace e sorprendente.

Potenzialmente Only Murders in the Building potrebbe andare avanti all’infinito e riuscirebbe ad essere comunque sempre brillante e divertente, capace come pochi di non prendersi mai troppo sul serio, ma ben consapevole dei suoi punti di forza e del suo essere diventato ormai un classico dello streaming e uno dei pochi prodotti veramente di punta di Disney Plus. Merito dell’alchimia mai immutata tra i tre protagonisti, di un cast corale sempre presente - seppur sempre più spesso sacrificato - e di star internazionali che fanno capolino e arricchiscono ogni stagione - seppur in modo sempre meno efficace e sorprendente.

Come da tradizione l’ultimo episodio della quinta stagione ci prepara così all’arrivo della sesta ma i segni di uno schema che tende ormai a ripetersi sempre uguale iniziano a far sentire il loro peso. Sembra che la formula sia ritenuta talmente efficace da ridurre al minimo le variazioni sul tema: e sono proprio queste “variazioni sul tema” a sancire la riuscita della stagione: l’omicidio da risolvere e i personaggi (e il contesto) ad esso collegati in questa stagione funzionano? A tratti.

Come da tradizione l’ultimo episodio della quinta stagione ci prepara così all’arrivo della sesta ma i segni di uno schema che tende ormai a ripetersi sempre uguale iniziano a far sentire il loro peso. Sembra che la formula sia ritenuta talmente efficace da ridurre al minimo le variazioni sul tema: e sono proprio queste “variazioni sul tema” a sancire la riuscita della stagione: l’omicidio da risolvere e i personaggi (e il contesto) ad esso collegati in questa stagione funzionano? A tratti.

Il punto di partenza è come sempre interessante ma è lo sviluppo a scricchiolare un po’ con elementi e rivelazioni assurde e quasi dettate dal caso. Only Murders continua a suo modo ad essere godibile, grazie al tono leggero e alla durata limitata ma lo spirito e l’originalità degli esordi, la metanarrazione capace di unire podcast e realtà e la voglia di sperimentare con i linguaggi e i punti di vista sono ormai un ricordo lontano.

Il punto di partenza è come sempre interessante ma è lo sviluppo a scricchiolare un po’ con elementi e rivelazioni assurde e quasi dettate dal caso. Only Murders continua a suo modo ad essere godibile, grazie al tono leggero e alla durata limitata ma lo spirito e l’originalità degli esordi, la metanarrazione capace di unire podcast e realtà e la voglia di sperimentare con i linguaggi e i punti di vista sono ormai un ricordo lontano.

Si, tutto sommato Only Murders in the Building continua ad essere carino e divertente, ma inizio a sentire un fortissimo odore di ripetitività. Uno schema sempre uguale che inizia a far fatica.

#SerieTV #Streaming #RecensioniFuoriTempo

11.02.2026 07:41 — 👍 2    🔁 0    💬 0    📌 0
avila

radice,turconi 
bao publishing 
(2025)

avila radice,turconi bao publishing (2025)

Teresa Radice e Stefano Turconi sono, da tanti anni a questa parte, una delle realtà che più apprezzo del fumetto italiano. La profondità delle storie che sviluppano, la quantità spropositata di riferimenti artistici e letterari di cui tracimano le loro opere e, non per ultima, la bellezza dei disegni, dei colori e delle tavole dei loro fumetti, sono solo tre dei motivi che hanno reso imperdibili tutte le loro uscite. Avila non è da meno e sarebbe inutile fare l’elenco di tutto ciò che lo rende un bel fumetto: vi basti sapere che si parla dell’indissolubile forza del legame materno, che supera le generazioni e i confini, ma anche di magia, stregoneria e femminilità.

Teresa Radice e Stefano Turconi sono, da tanti anni a questa parte, una delle realtà che più apprezzo del fumetto italiano. La profondità delle storie che sviluppano, la quantità spropositata di riferimenti artistici e letterari di cui tracimano le loro opere e, non per ultima, la bellezza dei disegni, dei colori e delle tavole dei loro fumetti, sono solo tre dei motivi che hanno reso imperdibili tutte le loro uscite. Avila non è da meno e sarebbe inutile fare l’elenco di tutto ciò che lo rende un bel fumetto: vi basti sapere che si parla dell’indissolubile forza del legame materno, che supera le generazioni e i confini, ma anche di magia, stregoneria e femminilità.

Il tutto ambientato nella Francia del 1600, tra campagne, città, scorci indimenticabili e colori - incredibili - che cambiano con il passare delle stagioni. Faust si unisce a una sognante magia dal sapore disneyano, dove ci sono le streghe ma anche gli animali del bosco, i cacciatori e i cardinali, le suore, Molière, Richelieu, dove fede e scienza riescono a convivere e anche i finali apparentemente più scontati riescono a regalare più di una sorpresa.

Il tutto ambientato nella Francia del 1600, tra campagne, città, scorci indimenticabili e colori - incredibili - che cambiano con il passare delle stagioni. Faust si unisce a una sognante magia dal sapore disneyano, dove ci sono le streghe ma anche gli animali del bosco, i cacciatori e i cardinali, le suore, Molière, Richelieu, dove fede e scienza riescono a convivere e anche i finali apparentemente più scontati riescono a regalare più di una sorpresa.

Si, alla fine una specie di elenco l’ho fatto lo stesso, ma Avila è un fumetto che regala una quantità praticamente infinita di spunti e sensazioni. Tutto con un dono della sentisi e della gestione della storia davvero magistrale: scorre via che è un piacere, dura ciò che deve durare ed è lungo il giusto numero di pagine. Un grande fumetto in cui perdersi, l’ennesimo di una coppia che, speriamo, non smetta mai di condurci nei loro mondi fantastici, sempre in bilico tra sogno e realtà.

Si, alla fine una specie di elenco l’ho fatto lo stesso, ma Avila è un fumetto che regala una quantità praticamente infinita di spunti e sensazioni. Tutto con un dono della sentisi e della gestione della storia davvero magistrale: scorre via che è un piacere, dura ciò che deve durare ed è lungo il giusto numero di pagine. Un grande fumetto in cui perdersi, l’ennesimo di una coppia che, speriamo, non smetta mai di condurci nei loro mondi fantastici, sempre in bilico tra sogno e realtà.

Radice e Turconi sono un duo che adoro: sanno raccontare belle storie, condendole con disegni e colori di rara bellezza. Avila conferma tutto questo: lettura piacevole, toccante, affascinante.

#Fumetti #BookSky #RecensioniFuoriTempo

10.02.2026 07:56 — 👍 2    🔁 0    💬 0    📌 0
Preview
#22 Di Oscar, Sinners, horror e Rick e Morty Uno sguardo agli imminenti premi Oscar e ai record di Sinners (il film, non il tennista con una S in più) con una coda polemica sul passato e il presente di Rick e Morty.

Un nuovo pezzo della newsletter settimanale é arrivato. E si parla anche di Oscar.

07.02.2026 13:32 — 👍 1    🔁 1    💬 0    📌 0
sholay

Ramesh Sippy
(1975)

sholay Ramesh Sippy (1975)

Non fatevi ingannare dalle apparenze: i film di Bollywood, seppur nel loro essere profondamente derivativi e interconnessi al cinema occidentale, hanno sempre qualcosa in più da raccontare. Le loro non sono semplici parodie a buon mercato di cose che a Hollywood fanno decisamente meglio, ma un curioso mix di generi, sensazioni ed elementi capace, nei suoi momenti migliori, di regalare ottimo intrattenimento. E Sholay è certamente uno dei più fulgidi esempi di tutto questo: il punto di partenza è certamente il western “alla Sergio Leone”: due banditi vengono assoldati da un poliziotto in pensione voglioso di vendetta; loro compito sarà trovare e catturare un terribile fuorilegge con cui il suddetto uomo di legge ha un importante conto in sospeso.

Non fatevi ingannare dalle apparenze: i film di Bollywood, seppur nel loro essere profondamente derivativi e interconnessi al cinema occidentale, hanno sempre qualcosa in più da raccontare. Le loro non sono semplici parodie a buon mercato di cose che a Hollywood fanno decisamente meglio, ma un curioso mix di generi, sensazioni ed elementi capace, nei suoi momenti migliori, di regalare ottimo intrattenimento. E Sholay è certamente uno dei più fulgidi esempi di tutto questo: il punto di partenza è certamente il western “alla Sergio Leone”: due banditi vengono assoldati da un poliziotto in pensione voglioso di vendetta; loro compito sarà trovare e catturare un terribile fuorilegge con cui il suddetto uomo di legge ha un importante conto in sospeso.

Il film fu un successo clamoroso per l’epoca, un blockbuster capace di tenere viva su di se l’attenzione per tanti anni: merito di una qualità realizzativa assoluta, di un’ottima regia e di sparatorie, inseguimenti a cavallo ed esplosioni di ottimo livello. La lezione americana è qui trasposta in maniera perfetta, sia nelle atmosfere che nella tensione drammatica, ma a rendere quello di Ramesh Sippy un prodotto unico nel suo genere è il modo in cui tutto questo viene mescolato a tanto altro. Sholay, infatti, si inserisce nella tradizione tutta indiana dei “masala film” un curioso mix di generi diversi apparentemente inconciliabili tra loro ma capaci, quando ben pensati, di convivere insieme con grande efficacia.

Il film fu un successo clamoroso per l’epoca, un blockbuster capace di tenere viva su di se l’attenzione per tanti anni: merito di una qualità realizzativa assoluta, di un’ottima regia e di sparatorie, inseguimenti a cavallo ed esplosioni di ottimo livello. La lezione americana è qui trasposta in maniera perfetta, sia nelle atmosfere che nella tensione drammatica, ma a rendere quello di Ramesh Sippy un prodotto unico nel suo genere è il modo in cui tutto questo viene mescolato a tanto altro. Sholay, infatti, si inserisce nella tradizione tutta indiana dei “masala film” un curioso mix di generi diversi apparentemente inconciliabili tra loro ma capaci, quando ben pensati, di convivere insieme con grande efficacia.

Qui la cura nel dettaglio è assoluta e capace di lasciare spazio, senza soluzione di continuità, ad azione, dramma, romanticismo, commedia demenziale, musical e melodramma. Ed è incredibile come il tutto non risulti mai fuori luogo ma perfettamente calibrato in un meccanismo che ha bisogno di tutte le sue componenti per funzionare. Non lasciatevi ingannare dall’aspetto improbabile dei protagonisti, da una recitazione ben lontana dal nostro sentire e da balletti e canzoni: Sholay, alla fine della fiera, è davvero un ottimo film.

Qui la cura nel dettaglio è assoluta e capace di lasciare spazio, senza soluzione di continuità, ad azione, dramma, romanticismo, commedia demenziale, musical e melodramma. Ed è incredibile come il tutto non risulti mai fuori luogo ma perfettamente calibrato in un meccanismo che ha bisogno di tutte le sue componenti per funzionare. Non lasciatevi ingannare dall’aspetto improbabile dei protagonisti, da una recitazione ben lontana dal nostro sentire e da balletti e canzoni: Sholay, alla fine della fiera, è davvero un ottimo film.

In Sholay sembrano esserci almeno 100 film in uno, tanti sono i generi e le suggestioni che contiene. Un mix assolutamente folle che funziona in modo sorprendente. Sa divertire e intrattenere: dategli una chance.

#Cinema #CineSky #FilmFuoriTempo #RecensioniFuoriTempo

07.02.2026 08:01 — 👍 1    🔁 0    💬 0    📌 0
norimberga

James Vanderbilt 
(2025)

norimberga James Vanderbilt (2025)

Norimberga ha due grandi meriti: il primo, che dovrebbe essere la base di ogni film “storico”, è quello di ricostruire molto bene ciò che vuole raccontare, attenendosi ai fatti a rendendoli piacevoli da vivere per lo spettatore; il secondo, per nulla scontato, è riuscire a parlare del presente pur raccontando di eventi passati, dando al pubblico la possibilità di riconoscersi in ciò che viene mostrato. E Norimberga, nel suo ricostruire il famoso processo ai gerarchi nazisti, riesce con efficacia a parlare dei nostri tempi e della terribile deriva sociale che ci circonda: ci dice che quanto successo durante la seconda guerra mondiale è drammaticamente destinato a ripetersi se non capiamo che il male non è un’eccezione ma una normalità che può annidarsi ovunque.

Norimberga ha due grandi meriti: il primo, che dovrebbe essere la base di ogni film “storico”, è quello di ricostruire molto bene ciò che vuole raccontare, attenendosi ai fatti a rendendoli piacevoli da vivere per lo spettatore; il secondo, per nulla scontato, è riuscire a parlare del presente pur raccontando di eventi passati, dando al pubblico la possibilità di riconoscersi in ciò che viene mostrato. E Norimberga, nel suo ricostruire il famoso processo ai gerarchi nazisti, riesce con efficacia a parlare dei nostri tempi e della terribile deriva sociale che ci circonda: ci dice che quanto successo durante la seconda guerra mondiale è drammaticamente destinato a ripetersi se non capiamo che il male non è un’eccezione ma una normalità che può annidarsi ovunque.

Troppo presto ci siamo dimenticati ciò che è successo, troppo presto abbiamo dato per scontato che non si sarebbe più ripetuto, troppo presto ci siamo girati dall’altra parte senza capire che quella violenza e quella crudeltà non ci hanno mai abbandonato. Norimberga ci ricorda tutto questo e lo fa con un finale amaro e commuovente, ciliegina sulla torta di un film scritto per catturare l’attenzione, con un ottimo equilibrio capace di far sentire il peso degli eventi senza mai annoiare.

Troppo presto ci siamo dimenticati ciò che è successo, troppo presto abbiamo dato per scontato che non si sarebbe più ripetuto, troppo presto ci siamo girati dall’altra parte senza capire che quella violenza e quella crudeltà non ci hanno mai abbandonato. Norimberga ci ricorda tutto questo e lo fa con un finale amaro e commuovente, ciliegina sulla torta di un film scritto per catturare l’attenzione, con un ottimo equilibrio capace di far sentire il peso degli eventi senza mai annoiare.

A stonare, alla fine, solo qualche elemento superfluo di troppo, piccole divagazioni di sceneggiatura e sotto-trame che non aggiungono nulla al film. Di alto livello sono invece le interpretazioni di Rami Malek e Russell Crowe; ottimo e intelligente l’uso dell’arma dell’empatia, la sola capace di farci comprendere con efficacia quanto i nazisti, alla fine, siano stati certamente uomini cattivi, ma pur sempre uomini. Sono stati loro, ma potevamo essere noi, potevamo essere tutti.

A stonare, alla fine, solo qualche elemento superfluo di troppo, piccole divagazioni di sceneggiatura e sotto-trame che non aggiungono nulla al film. Di alto livello sono invece le interpretazioni di Rami Malek e Russell Crowe; ottimo e intelligente l’uso dell’arma dell’empatia, la sola capace di farci comprendere con efficacia quanto i nazisti, alla fine, siano stati certamente uomini cattivi, ma pur sempre uomini. Sono stati loro, ma potevamo essere noi, potevamo essere tutti.

Norimberga ha tutto quello che si può desiderare da un film storico: regia puntuale, ottimi attori, storia avvincente e agganci al presente non scontati e mai banali. Da vedere.

#Cinema #CineSky #RecensioniFuoriTempo

06.02.2026 07:46 — 👍 0    🔁 0    💬 0    📌 0

Eh si purtroppo a me quel click non è scattato nemmeno con la seconda stagione. E un po' mi è dispiaciuto perché riconosco che è curata nel dettaglio e fatta piuttosto bene.. Però credo proprio non andrò avanti con i nuovi episodi quando arriveranno..

04.02.2026 17:07 — 👍 1    🔁 0    💬 0    📌 0
il monologo
della 
speziale

stagioni 1-2
(2023-2025)

il monologo della speziale stagioni 1-2 (2023-2025)

Quella della Speziale è una storia particolarmente complessa, ricca di intrighi, personaggi, dettagli, piccoli elementi apparentemente insignificanti ma in realtà importantissimi per il proseguo della vicenda. Trasformare questa lunga e intricata serie di light novel in un anime era impresa piuttosto ardua, ma il risultato finale lascia trasparire cura nel dettaglio e un’ottima caratterizzazione di tutti i personaggi principali. Il problema principale, per me, è nel tono della storia e nella sua staticità, con la complessità latente del racconto e l’intreccio che necessitano di continui e lunghissimi “spiegoni”, i famosi monologhi che danno il titolo all’opera: personaggi che si fermano a discutere o a riflettere svelandoci cosa è successo o spiegandoci cosa sta succedendo.

Quella della Speziale è una storia particolarmente complessa, ricca di intrighi, personaggi, dettagli, piccoli elementi apparentemente insignificanti ma in realtà importantissimi per il proseguo della vicenda. Trasformare questa lunga e intricata serie di light novel in un anime era impresa piuttosto ardua, ma il risultato finale lascia trasparire cura nel dettaglio e un’ottima caratterizzazione di tutti i personaggi principali. Il problema principale, per me, è nel tono della storia e nella sua staticità, con la complessità latente del racconto e l’intreccio che necessitano di continui e lunghissimi “spiegoni”, i famosi monologhi che danno il titolo all’opera: personaggi che si fermano a discutere o a riflettere svelandoci cosa è successo o spiegandoci cosa sta succedendo.

L’anima delle storie della Speziale nella corte dell’imperatore cinese è profondamente procedurale e deduttiva, ispirata ai gialli alla “Detective Conan”, per rimanere in tema di animazione giapponese; anche la struttura, con i “casi di puntata”, ricalca questo tipo di racconto. Ma se di solito queste storie privilegiano una natura autoconclusiva, mentre sullo sfondo si sviluppa una storia più grande, Il Monologo della Speziale ha una struttura fortemente interconnessa, dove ogni cosa serve per costruirne o spiegarne un’altra, in una matrioska di scatole cinesi davvero profonda.

L’anima delle storie della Speziale nella corte dell’imperatore cinese è profondamente procedurale e deduttiva, ispirata ai gialli alla “Detective Conan”, per rimanere in tema di animazione giapponese; anche la struttura, con i “casi di puntata”, ricalca questo tipo di racconto. Ma se di solito queste storie privilegiano una natura autoconclusiva, mentre sullo sfondo si sviluppa una storia più grande, Il Monologo della Speziale ha una struttura fortemente interconnessa, dove ogni cosa serve per costruirne o spiegarne un’altra, in una matrioska di scatole cinesi davvero profonda.

Per seguire questa serie e capirci davvero qualcosa non serve solo un’altissima soglia dell’attenzione, ma anche una profonda passione per ciò che viene raccontato e per i personaggi: senza un certo trasporto questa storia vi sembrerà solo un susseguirsi di dettagli insignificanti sul nulla in attesa che succeda qualcosa di importante. Una serie che deve insomma fare un click nella vostra testa, catturarvi: se lo farà non ve ne staccherete più e avrete gran voglia di costruire con la serie un grande mosaico; se non lo farà vi sembrerà quasi sempre inutilmente prolissa e particolarmente lenta.

Per seguire questa serie e capirci davvero qualcosa non serve solo un’altissima soglia dell’attenzione, ma anche una profonda passione per ciò che viene raccontato e per i personaggi: senza un certo trasporto questa storia vi sembrerà solo un susseguirsi di dettagli insignificanti sul nulla in attesa che succeda qualcosa di importante. Una serie che deve insomma fare un click nella vostra testa, catturarvi: se lo farà non ve ne staccherete più e avrete gran voglia di costruire con la serie un grande mosaico; se non lo farà vi sembrerà quasi sempre inutilmente prolissa e particolarmente lenta.

Capisco molto bene perché Il Monologo della Speziale piaccia così tanto ma queste prime stagioni mi sono bastate per capire che questo anime non fa per me.

#Anime #RecensioniFuoriTempo

04.02.2026 07:52 — 👍 1    🔁 0    💬 1    📌 0
tapum

leo ortolani
feltrinelli 
(2025)

tapum leo ortolani feltrinelli (2025)

Eroismo, patria, sacrificio, coraggio: la retorica della guerra è sempre la solita, perfetta per nascondere sotto il tappeto tutto il resto: sangue, morte, paura, egoismo. Leo Ortolani quel tappeto decide di toglierlo completamente e di raccontarci una della pagine più terribili della prima guerra mondiale, la Battaglia del Monte Ortigara. Partendo da un racconto di Andrea Pennacchi, il fumettista narra di giorni terribili in cui sconsiderati ordini dall’alto portavano al massacro plotoni interi di uomini.

Eroismo, patria, sacrificio, coraggio: la retorica della guerra è sempre la solita, perfetta per nascondere sotto il tappeto tutto il resto: sangue, morte, paura, egoismo. Leo Ortolani quel tappeto decide di toglierlo completamente e di raccontarci una della pagine più terribili della prima guerra mondiale, la Battaglia del Monte Ortigara. Partendo da un racconto di Andrea Pennacchi, il fumettista narra di giorni terribili in cui sconsiderati ordini dall’alto portavano al massacro plotoni interi di uomini.

Grande accuratezza nel racconto, ricco di dettagli, nomi e soldati realmente esistiti, sapientemente mescolati con personaggi di fantasia che mostrano la guerra dal punto di vista di chi l’ha vissuta davvero, di chi era costretto a fare ciò che non voleva, di chi davvero faceva i conti con la morte e la sofferenza. Patria e Morte diventano personaggi veri e propri, entità terribili e mostruose da cui è impossibile fuggire. Tapum è un racconto crudo e sofferto: Ortolani non dimentica l’umorismo che lo ha reso celebre ma lo condisce di disincanto e amarezza, lasciando che il sorriso sia sempre accompagnato da silenzio e riflessione.

Grande accuratezza nel racconto, ricco di dettagli, nomi e soldati realmente esistiti, sapientemente mescolati con personaggi di fantasia che mostrano la guerra dal punto di vista di chi l’ha vissuta davvero, di chi era costretto a fare ciò che non voleva, di chi davvero faceva i conti con la morte e la sofferenza. Patria e Morte diventano personaggi veri e propri, entità terribili e mostruose da cui è impossibile fuggire. Tapum è un racconto crudo e sofferto: Ortolani non dimentica l’umorismo che lo ha reso celebre ma lo condisce di disincanto e amarezza, lasciando che il sorriso sia sempre accompagnato da silenzio e riflessione.

E di silenzi Tapum è pieno, pagine intere in cui a parlare sono solo i rumori assordanti degli spari e dei corpi che esplodono. Un fumetto rumoroso e fragoroso, pesante e drammatico come solo la guerra sa essere ma, soprattutto, importante per fare in modo che certe terribili pagine della nostra storia non vengano dimenticate o, peggio, raccontate con falsa e stucchevole retorica.

E di silenzi Tapum è pieno, pagine intere in cui a parlare sono solo i rumori assordanti degli spari e dei corpi che esplodono. Un fumetto rumoroso e fragoroso, pesante e drammatico come solo la guerra sa essere ma, soprattutto, importante per fare in modo che certe terribili pagine della nostra storia non vengano dimenticate o, peggio, raccontate con falsa e stucchevole retorica.

Il nuovo fumetto di Leo Ortolani, Tapum, è una storia davvero forte e toccante. Si ride e l'ironia non manca, ma è tutto molto amaro e triste, come solo la guerra sa essere. Uno dei migliori fumetti del 2025.

#Fumetti #BookSky #RecensioniFuoriTempo

03.02.2026 07:26 — 👍 4    🔁 1    💬 0    📌 0
sackboy:
una grande
avventura

(2020)

sackboy: una grande avventura (2020)

L’unica sfortuna di Sackboy: Una Grande Avventura è stata quella di uscire in un momento storico dove il platform, escluse poche eccezioni, non riusciva più a catturare le attenzioni del grande pubblico. Si, perché quello costruito da Sumo Digital è un gioco delizioso, divertente, piacevole e bello da vedere, che mutua in 3D quanto di buono era stato fatto con lo scorrimento orizzontale di Little Big Planet. Ispirandosi a Nintendo e al suo Super Mario 3D World, Sackboy si distingue per una libertà di movimento maggiore ma anche per un ritmo di gameplay totalmente diverso. La curva di apprendimento è molto morbida, i livelli sono piuttosto facili e i movimenti del piccolo protagonista sempre lenti e facilmente gestibili.

L’unica sfortuna di Sackboy: Una Grande Avventura è stata quella di uscire in un momento storico dove il platform, escluse poche eccezioni, non riusciva più a catturare le attenzioni del grande pubblico. Si, perché quello costruito da Sumo Digital è un gioco delizioso, divertente, piacevole e bello da vedere, che mutua in 3D quanto di buono era stato fatto con lo scorrimento orizzontale di Little Big Planet. Ispirandosi a Nintendo e al suo Super Mario 3D World, Sackboy si distingue per una libertà di movimento maggiore ma anche per un ritmo di gameplay totalmente diverso. La curva di apprendimento è molto morbida, i livelli sono piuttosto facili e i movimenti del piccolo protagonista sempre lenti e facilmente gestibili.

Questo porta ad un approccio al completamento sempre piuttosto rilassato, anche quando gli obiettivi si fanno più complessi: se infatti terminare un livello sarà facilissimo e rapido, ben diverso sarà addentrarsi alla sua scoperta, alla ricerca dei collezionabili e dei segreti: gli stage sono divisi in stanze o sezioni sempre differenti e la varietà di puzzle, approcci o situazioni è davvero encomiabile, frutto di una creatività del tutto inattesa. Sackboy fa di tutto per farsi amare da un pubblico di giovanissimi e dai neofiti del genere ma, soprattutto nei mondi finali e soprattutto se si vogliono raggiungere tutti gli obiettivi, non si fa mancare sfide più impegnative.

Questo porta ad un approccio al completamento sempre piuttosto rilassato, anche quando gli obiettivi si fanno più complessi: se infatti terminare un livello sarà facilissimo e rapido, ben diverso sarà addentrarsi alla sua scoperta, alla ricerca dei collezionabili e dei segreti: gli stage sono divisi in stanze o sezioni sempre differenti e la varietà di puzzle, approcci o situazioni è davvero encomiabile, frutto di una creatività del tutto inattesa. Sackboy fa di tutto per farsi amare da un pubblico di giovanissimi e dai neofiti del genere ma, soprattutto nei mondi finali e soprattutto se si vogliono raggiungere tutti gli obiettivi, non si fa mancare sfide più impegnative.

Non tutto funziona però alla perfezione: i comandi sono spesso imprecisi e grossolani e per la posizione della camera è spesso difficile avere il giusto senso della profondità, fondamentale nelle sezioni più complesse: problemi di poco in partite veloci e sporadiche, ma molto gravi se si decide di affrontare le sfide di completismo più complesse, quelle che avrebbero richiesto controlli ben più precisi e reattivi e una cura maggiore nella precisione di salti e movimenti. Difetti sui quali si passa volentieri sopra visto il piacevole divertimento che il gioco riesce a regalare e la sua continua voglia di coccolare e far sorridere il giocatore, senza mai frustrarlo o irritarlo: un obiettivo che molti platform, impegnati sempre e solo a rendere impossibile la vita a chi li gioca, riescono a raggiungere. Vero Crash 4?

Non tutto funziona però alla perfezione: i comandi sono spesso imprecisi e grossolani e per la posizione della camera è spesso difficile avere il giusto senso della profondità, fondamentale nelle sezioni più complesse: problemi di poco in partite veloci e sporadiche, ma molto gravi se si decide di affrontare le sfide di completismo più complesse, quelle che avrebbero richiesto controlli ben più precisi e reattivi e una cura maggiore nella precisione di salti e movimenti. Difetti sui quali si passa volentieri sopra visto il piacevole divertimento che il gioco riesce a regalare e la sua continua voglia di coccolare e far sorridere il giocatore, senza mai frustrarlo o irritarlo: un obiettivo che molti platform, impegnati sempre e solo a rendere impossibile la vita a chi li gioca, riescono a raggiungere. Vero Crash 4?

Un platform che non rimarrà certo nella storia ma che resta piacevolissimo da giocare, mai frustrante e sempre molto divertente. Questo Sackboy merita uno sguardo.

#VideoGames #RecensioniFuoriTempo

02.02.2026 07:26 — 👍 1    🔁 0    💬 0    📌 0
Preview
#21 Il dramma dell’attesa nelle serie tv moderne Partendo da Pluribus e tornando indietro a Breaking Bad, un discorso sui problemi della serialità televisiva dei nostri giorni.

Una riflessione sulle serie tv di oggi. Il numero 21 della newsletter è fuori!

31.01.2026 14:00 — 👍 2    🔁 1    💬 0    📌 0
una moglie

John Cassavetes
(1974)

una moglie John Cassavetes (1974)

Un dramma familiare estenuante e realistico, che mette al centro una donna e suo marito, il loro difficile e complicato rapporto e la loro profonda instabilità emotiva e caratteriale che si ripercuoterà con forza nei rapporti con la famiglia, con gli amici e, soprattutto, con i figli. Una Moglie mette al centro della scena una magistrale Gena Rowlands, in una delle interpretazioni femminili emotivamente più forti e riuscite della storia del cinema: la sua Mabel è una donna libera e fuori dagli schemi, con un carattere volubile e instabile, intrappolata in una matrimonio e in un legame di coppia complicato e ondivago, che non farà altro che aumentare le sue già forti fragilità

Un dramma familiare estenuante e realistico, che mette al centro una donna e suo marito, il loro difficile e complicato rapporto e la loro profonda instabilità emotiva e caratteriale che si ripercuoterà con forza nei rapporti con la famiglia, con gli amici e, soprattutto, con i figli. Una Moglie mette al centro della scena una magistrale Gena Rowlands, in una delle interpretazioni femminili emotivamente più forti e riuscite della storia del cinema: la sua Mabel è una donna libera e fuori dagli schemi, con un carattere volubile e instabile, intrappolata in una matrimonio e in un legame di coppia complicato e ondivago, che non farà altro che aumentare le sue già forti fragilità

Il film è molto arguto nel non emettere giudizi, nel lasciare più di un dubbio allo spettatore: è davvero Mabel ad avere qualcosa che non va o è tutto ciò che la circonda ad essere sbagliato e ad averla resa così? Peter Falk è il contrappunto perfetto, un italoamericano incapace di comprendere la donna che dice di amare e di prendersi cura di lei: i suoi momenti di dolcezza e violenza, i suoi errori e le sue colpe sono palesi, ma anche qui il giudizio non viene espresso: in che modo si sarebbe potuto comportare? Cosa avrebbe dovuto fare di diverso?

Il film è molto arguto nel non emettere giudizi, nel lasciare più di un dubbio allo spettatore: è davvero Mabel ad avere qualcosa che non va o è tutto ciò che la circonda ad essere sbagliato e ad averla resa così? Peter Falk è il contrappunto perfetto, un italoamericano incapace di comprendere la donna che dice di amare e di prendersi cura di lei: i suoi momenti di dolcezza e violenza, i suoi errori e le sue colpe sono palesi, ma anche qui il giudizio non viene espresso: in che modo si sarebbe potuto comportare? Cosa avrebbe dovuto fare di diverso?

John Cassavetes dà vita a un quadro famigliare problematico ma tremendamente ancorato alla realtà, giocato su poche e lunghissime scene tutte una più bella dell’altra. Un ritratto duro e attento ai dettagli, guidato da prove attoriali di assoluto livello: Una Moglie è un film sincero e autentico da parte di un regista voglioso di uscire dagli schemi precostituiti della finzione, perché la famiglia perfetta di cinema e tv non è mai esistita e mai esisterà.

John Cassavetes dà vita a un quadro famigliare problematico ma tremendamente ancorato alla realtà, giocato su poche e lunghissime scene tutte una più bella dell’altra. Un ritratto duro e attento ai dettagli, guidato da prove attoriali di assoluto livello: Una Moglie è un film sincero e autentico da parte di un regista voglioso di uscire dagli schemi precostituiti della finzione, perché la famiglia perfetta di cinema e tv non è mai esistita e mai esisterà.

Una protagonista femminile interpretata in maniera magistrale per un ritratto tra i più veri e credibili della storia del cinema. Una Moglie di John Cassavetes è davvero un film potente.

#Cinema #FilmFuoriTempo #RecensioniFuoriTempo

31.01.2026 07:34 — 👍 1    🔁 0    💬 0    📌 0
a house of
dynamite

Kathryn Bigelow
(2025)

a house of dynamite Kathryn Bigelow (2025)

Il Dottor Stranamore della nostra epoca non poteva certo essere un film dissacrante, scorretto e divertente, ma fare del dramma, della gravità e del realismo il suo maggior tratto distintivo. E con il famigerato orologio dell’apocalisse vicino come non mai a mezzanotte, Kathryn Bigelow si fa carico di tutte le nostre paure e le mette al servizio di un film teso come una corda di violino, capace di dare corpo ai nostri timori e di renderli tangibili, credibili, spaventosamente verosimili. Un misterioso attacco missilistico nucleare parte dall’Oceano Pacifico e si dirige verso gli Stati Uniti: impossibile capire il responsabile, difficile trovare una soluzione non solo per impedire la catastrofe ma anche per imbastire una sorta di reazione. Per percepire il pericolo A House of Dynamite ci posiziona fianco a fianco con l’umanità silenziosa delle stanze del potere, in un’arrampicata metaforica nella scala gerarchica del potere statunitense, con il film che ci permette di rivivere gli stessi drammatici momenti da tre punti di vista differenti, corrispondenti ai tre capitoli in cui è diviso.

Il Dottor Stranamore della nostra epoca non poteva certo essere un film dissacrante, scorretto e divertente, ma fare del dramma, della gravità e del realismo il suo maggior tratto distintivo. E con il famigerato orologio dell’apocalisse vicino come non mai a mezzanotte, Kathryn Bigelow si fa carico di tutte le nostre paure e le mette al servizio di un film teso come una corda di violino, capace di dare corpo ai nostri timori e di renderli tangibili, credibili, spaventosamente verosimili. Un misterioso attacco missilistico nucleare parte dall’Oceano Pacifico e si dirige verso gli Stati Uniti: impossibile capire il responsabile, difficile trovare una soluzione non solo per impedire la catastrofe ma anche per imbastire una sorta di reazione. Per percepire il pericolo A House of Dynamite ci posiziona fianco a fianco con l’umanità silenziosa delle stanze del potere, in un’arrampicata metaforica nella scala gerarchica del potere statunitense, con il film che ci permette di rivivere gli stessi drammatici momenti da tre punti di vista differenti, corrispondenti ai tre capitoli in cui è diviso.

Quello che ne viene fuori è un quadro sorprendente e desolante, che tenta fino all’ultimo di metterci faccia a faccia con i nostri limiti umani e i pericoli che corriamo: vogliamo giocare a dominare il mondo ma alla fine non siamo nient’altro che una piccola parte in un sistema che ci è letteralmente sfuggito di mano; siamo ormai totalmente incapaci di tenere questa “bomba a orologeria” che ci circonda sotto controllo. E il film riesce molto bene a sottolineare l’impotenza e la fallibilità di tutti gli attori in campo, siano essi funzionari, militari, politici, altissimi vertici dello stato.

Quello che ne viene fuori è un quadro sorprendente e desolante, che tenta fino all’ultimo di metterci faccia a faccia con i nostri limiti umani e i pericoli che corriamo: vogliamo giocare a dominare il mondo ma alla fine non siamo nient’altro che una piccola parte in un sistema che ci è letteralmente sfuggito di mano; siamo ormai totalmente incapaci di tenere questa “bomba a orologeria” che ci circonda sotto controllo. E il film riesce molto bene a sottolineare l’impotenza e la fallibilità di tutti gli attori in campo, siano essi funzionari, militari, politici, altissimi vertici dello stato.

A emergere è un’umanità toccante in tutta la sua fragilità, rinchiusa in un mondo spacciato e senza speranza, un mondo che quella stessa umanità ha deciso inspiegabilmente di distruggere. A House of Dynamite si rivela un prodotto coraggioso, con un finale glaciale, sospeso nel vuoto del dramma, che non dà risposte, non consola e non aiuta: il realismo è spremuto fino in fondo, con uno stile documentaristico, dalla cura di location, azioni e piccoli gesti, alla ricostruzione di luoghi ai più sconosciuti, fino ad arrivare alla preziosa telecamera a mano della Bigelow, che ci mette a pochi centimetri dall’azione e dai volti dei protagonisti.

A emergere è un’umanità toccante in tutta la sua fragilità, rinchiusa in un mondo spacciato e senza speranza, un mondo che quella stessa umanità ha deciso inspiegabilmente di distruggere. A House of Dynamite si rivela un prodotto coraggioso, con un finale glaciale, sospeso nel vuoto del dramma, che non dà risposte, non consola e non aiuta: il realismo è spremuto fino in fondo, con uno stile documentaristico, dalla cura di location, azioni e piccoli gesti, alla ricostruzione di luoghi ai più sconosciuti, fino ad arrivare alla preziosa telecamera a mano della Bigelow, che ci mette a pochi centimetri dall’azione e dai volti dei protagonisti.

A House of Dynamite è un thriller davvero riuscito, con una struttura ricorsiva molto interessante e un modo di raccontare il presente spaventosamente realistico. Questo è ciò che ci aspetta...

#Cinema #CineSky #RecensioniFuoriTempo

30.01.2026 08:17 — 👍 1    🔁 0    💬 0    📌 0
aka charlie
sheen
 
(2025)

aka charlie sheen (2025)

Un documentario che dimostra, ancora una volta, quando ci piaccia, anche se non lo ammetteremo mai, guardare e giudicare le disgrazie altrui, vedere il mondo di chi sta meglio di noi sgretolarsi, crogiolarci nel fallimento dei ricchi o delle star per credere, almeno per un momento, che siano uguali a noi. Il documentario in due puntate dedicato a Charlie Sheen fa proprio questo, raccontando in due parti da 90 minuti ciascuna l’ascesa, la caduta, la nuova ascesa e la nuova caduta di uno degli attori più importanti - e tormentati - di sempre, protagonista di film e serie di successo ma anche di una vita di eccessi, esagerazioni, follie e abusi di qualsiasi sostanza dannosa esistente sul pianeta. A rendere significativo questo racconto è il peso specifico dei personaggi intervistati.

Un documentario che dimostra, ancora una volta, quando ci piaccia, anche se non lo ammetteremo mai, guardare e giudicare le disgrazie altrui, vedere il mondo di chi sta meglio di noi sgretolarsi, crogiolarci nel fallimento dei ricchi o delle star per credere, almeno per un momento, che siano uguali a noi. Il documentario in due puntate dedicato a Charlie Sheen fa proprio questo, raccontando in due parti da 90 minuti ciascuna l’ascesa, la caduta, la nuova ascesa e la nuova caduta di uno degli attori più importanti - e tormentati - di sempre, protagonista di film e serie di successo ma anche di una vita di eccessi, esagerazioni, follie e abusi di qualsiasi sostanza dannosa esistente sul pianeta. A rendere significativo questo racconto è il peso specifico dei personaggi intervistati.

Non solo amici, parenti, ex mogli e conoscenti: a raccontarsi al pubblico senza filtri e con apparentemente totale sincerità e schiettezza è lo stesso Sheen, pronto a voltare pagina, a fare i conti col suo passato e a spiegare la sua vita dal suo punto di vista, con una lucidità e una chiarezza d’intenti del tutto inedita. Il documentario affronta in ordine cronologico la sua vita, non nascondendo mai nessun aspetto scomodo e controverso, ma provando a far chiarezza su tutto: eccelso il lavoro di montaggio, nell’alternare al punto di vista di Sheen anche quelli di chi gli stava attorno e nel modo in cui riesce a utilizzare le immagini di film e serie tv come specchio o contraltare della realtà.

Non solo amici, parenti, ex mogli e conoscenti: a raccontarsi al pubblico senza filtri e con apparentemente totale sincerità e schiettezza è lo stesso Sheen, pronto a voltare pagina, a fare i conti col suo passato e a spiegare la sua vita dal suo punto di vista, con una lucidità e una chiarezza d’intenti del tutto inedita. Il documentario affronta in ordine cronologico la sua vita, non nascondendo mai nessun aspetto scomodo e controverso, ma provando a far chiarezza su tutto: eccelso il lavoro di montaggio, nell’alternare al punto di vista di Sheen anche quelli di chi gli stava attorno e nel modo in cui riesce a utilizzare le immagini di film e serie tv come specchio o contraltare della realtà.

Un lavoro che, al di là della storia incredibile che presenta e delle confessioni inedite che fa saltare fuori, regala anche momenti davvero potenti e significativi, soprattutto nella seconda parte, quella che racconta il modo in cui la crisi più grave nella vita di Sheen sia stata accompagnata da uno sciacallaggio mediatico senza precedenti e dalle reazioni incontrollate e folli del pubblico. Un quadro a tinte fosche impossibile da credere ma che è tristemente accaduto davvero.

Un lavoro che, al di là della storia incredibile che presenta e delle confessioni inedite che fa saltare fuori, regala anche momenti davvero potenti e significativi, soprattutto nella seconda parte, quella che racconta il modo in cui la crisi più grave nella vita di Sheen sia stata accompagnata da uno sciacallaggio mediatico senza precedenti e dalle reazioni incontrollate e folli del pubblico. Un quadro a tinte fosche impossibile da credere ma che è tristemente accaduto davvero.

Un documentario che mi ha colpito molto per il modo in cui racconta una storia che non conoscevo bene e una persona che cerca di mettersi a nudo con (apparente) sincerità. Davvero bello.

#SerieTV #Streaming #RecensioniFuoriTempo

28.01.2026 08:04 — 👍 0    🔁 0    💬 0    📌 0
nel nido dei
serpenti

zerocalcare
bao publishing 
(2025)

nel nido dei serpenti zerocalcare bao publishing (2025)

Come si fa a non apprezzare un autore che, seppur baciato da un successo totale e incredibile, continua imperterrito a portare avanti con coerenza e coraggio le sue battaglie, anche a costo di perdere parte di ciò che ha guadagnato nel corso degli anni? Va dato atto a Zerocalcare di aver sempre trasformato la sua popolarità in un’arma importante per veicolare tematiche più serie e per intraprendere un viaggio non facile nel mondo del graphic journalism o, per vederlo senza troppe etichette, nel racconto dell’attualità e del reale. Un viaggio iniziato con Kobane Calling e portato avanti con sempre maggiore efficacia, senza mai venir meno al suo stile, condito da comicità, rimorso, “seghe mentali”, cultura pop e riflessioni emotive e toccanti sul ruolo e l’impegno di ognuno di noi nel mondo.

Come si fa a non apprezzare un autore che, seppur baciato da un successo totale e incredibile, continua imperterrito a portare avanti con coerenza e coraggio le sue battaglie, anche a costo di perdere parte di ciò che ha guadagnato nel corso degli anni? Va dato atto a Zerocalcare di aver sempre trasformato la sua popolarità in un’arma importante per veicolare tematiche più serie e per intraprendere un viaggio non facile nel mondo del graphic journalism o, per vederlo senza troppe etichette, nel racconto dell’attualità e del reale. Un viaggio iniziato con Kobane Calling e portato avanti con sempre maggiore efficacia, senza mai venir meno al suo stile, condito da comicità, rimorso, “seghe mentali”, cultura pop e riflessioni emotive e toccanti sul ruolo e l’impegno di ognuno di noi nel mondo.

Nel Nido dei Serpenti è la summa di questo percorso, per un fumetto di cui l’autore può andare assolutamente fiero: la prima parte è la riproposizione di un racconto a puntate già pubblicato da Internazionale e dedicato principalmente al processo che ha visto protagonista Ilaria Salis; la seconda è un racconto inedito su un altro lato dello stesso processo, con al centro un’altra donna vittima delle stesse accuse. Quella costruita da questo fumetto è una presa di posizione necessaria e importante che getta un fascio di preoccupante oscurità sull’Europa e su ciò che sta diventando, sul pozzo nero nel quale ci stiamo gettando e, appunto, sui serpenti che si annidano in questi sempre più inquietanti angoli bui.

Nel Nido dei Serpenti è la summa di questo percorso, per un fumetto di cui l’autore può andare assolutamente fiero: la prima parte è la riproposizione di un racconto a puntate già pubblicato da Internazionale e dedicato principalmente al processo che ha visto protagonista Ilaria Salis; la seconda è un racconto inedito su un altro lato dello stesso processo, con al centro un’altra donna vittima delle stesse accuse. Quella costruita da questo fumetto è una presa di posizione necessaria e importante che getta un fascio di preoccupante oscurità sull’Europa e su ciò che sta diventando, sul pozzo nero nel quale ci stiamo gettando e, appunto, sui serpenti che si annidano in questi sempre più inquietanti angoli bui.

Onore a un autore che non ha paura non solo di dire le cose come stanno, ma che riesce a prendere una posizione forte e necessaria, non preoccupandosi di nient’altro se non dell’importanza delle sue idee e del suo impegno sociale. E per un autore che fa questi numeri e ha un’attenzione così forte non è una cosa scontata. Anzi, sfruttare il suo “status” per dare visibilità a certe storie è un atto di impegno civile, politico e sociale di altissimo livello, senza se e senza ma.

Onore a un autore che non ha paura non solo di dire le cose come stanno, ma che riesce a prendere una posizione forte e necessaria, non preoccupandosi di nient’altro se non dell’importanza delle sue idee e del suo impegno sociale. E per un autore che fa questi numeri e ha un’attenzione così forte non è una cosa scontata. Anzi, sfruttare il suo “status” per dare visibilità a certe storie è un atto di impegno civile, politico e sociale di altissimo livello, senza se e senza ma.

Oggi parliamo di Zerocalcare e del suo ultimo lavoro, molto ben ancorato alla realtà e coraggioso, soprattutto per un artista con il suo seguito e i suoi numeri. E comunque a raccontare l'attualità sta diventando sempre più bravo.

#Fumetti #BookSky #RecensioniFuoriTempo

27.01.2026 07:44 — 👍 4    🔁 1    💬 0    📌 0
Preview
#20 Di 2016, galassie, Norimberga, riviste e nostalgia Una moda di cui non si sentiva il bisogno, un videogioco di cui sentivo il bisogno, un bel film e una nuova rivista: ecco il taccuino della settimana.

Diciamolo: questo trend sul 2016 ha un po’ rotto le scatole. É stato davvero un anno così straordinario? Non mi pare…

24.01.2026 13:39 — 👍 1    🔁 0    💬 0    📌 0
the harder
they come

Perry Henzell
(1972)

the harder they come Perry Henzell (1972)

Avete presente i mitici musicarelli all’italiana, quei film pieni di canzoni con Gianni Morandi, Nino D’Angelo o Albano? Ecco, The Harder They Come fa più o meno la stessa cosa, crea un film dove sono le canzoni a fare da filo conduttore, ma con uno spirito di fondo ben diverso e ben lontano dal romanticismo nostrano e dai buoni sentimenti. Nel film di Perry Henzell è il cantante reggae Jimmy Cliff ad essere protagonista e a interpretare un ragazzo di campagna giamaicano in cerca di fortuna nella grande città, con la voglia di diventare un cantante affermato. Le cose non andranno per il verso giusto e l’uomo si ritroverà invischiato in brutti affari: diventerà si famoso come desiderava, ma come fuorilegge, criminale e assassino.

Avete presente i mitici musicarelli all’italiana, quei film pieni di canzoni con Gianni Morandi, Nino D’Angelo o Albano? Ecco, The Harder They Come fa più o meno la stessa cosa, crea un film dove sono le canzoni a fare da filo conduttore, ma con uno spirito di fondo ben diverso e ben lontano dal romanticismo nostrano e dai buoni sentimenti. Nel film di Perry Henzell è il cantante reggae Jimmy Cliff ad essere protagonista e a interpretare un ragazzo di campagna giamaicano in cerca di fortuna nella grande città, con la voglia di diventare un cantante affermato. Le cose non andranno per il verso giusto e l’uomo si ritroverà invischiato in brutti affari: diventerà si famoso come desiderava, ma come fuorilegge, criminale e assassino.

Più duro è, più forte cade - questo il titolo italiano - è uno spaccato della Giamaica di quegli anni, che accese le luci e la ribalta internazionale su una cultura e un genere musicale fino a quel momento relegati ai margini. Le interpretazioni non certo memorabili dei protagonisti vengono bilanciate da una forma molto affine al cinema indipendente americano di quegli anni, limitato nei mezzi ma creativo e fuori dagli schemi nella messa in scena.

Più duro è, più forte cade - questo il titolo italiano - è uno spaccato della Giamaica di quegli anni, che accese le luci e la ribalta internazionale su una cultura e un genere musicale fino a quel momento relegati ai margini. Le interpretazioni non certo memorabili dei protagonisti vengono bilanciate da una forma molto affine al cinema indipendente americano di quegli anni, limitato nei mezzi ma creativo e fuori dagli schemi nella messa in scena.

Apparentemente simile a un videoclip, il film si rivela invece piuttosto crudo e nervoso, sia nel montaggio che in una camera dal piglio documentaristico, che sembra voler fare di tutto per mostrare il mondo per quello che è, senza troppe remore o filtri. Una storia di violenza e povertà, di sogni infranti e canzoni intramontabili.

Apparentemente simile a un videoclip, il film si rivela invece piuttosto crudo e nervoso, sia nel montaggio che in una camera dal piglio documentaristico, che sembra voler fare di tutto per mostrare il mondo per quello che è, senza troppe remore o filtri. Una storia di violenza e povertà, di sogni infranti e canzoni intramontabili.

Un film molto importante per gli anni '70, capace come pochi di accendere le luci sulla Giamaica e su un contesto sociale dove a dominare erano spesso le ombre e le zone oscure. Giallo e Musical si uniscono in un mix molto particolare.

#Cinema #CineSky #FilmFuoriTempo #RecensioniFuoriTempo

24.01.2026 08:01 — 👍 2    🔁 0    💬 0    📌 0
everything
everywhere
all at once

daniels
(2022)

everything everywhere all at once daniels (2022)

Un’esplosione totalmente folle di idee e follie. Everything Everywhere All At Once ha dentro spunti a profusione, capaci di riempire interi film se presi singolarmente. Daniel Kwan e Daniel Scheinert hanno invece deciso di buttare tutto insieme nel loro magico calderone, dando vita a un film senza alcun senso della misura, incontrollato, sparato in faccia allo spettatore senza alcuna remora. Cavalcando l’onda del cinecomic, il film espande continuamente se stesso, viaggiando in mille direzioni, non preoccupandosi mai di darsi un tono ma solo di toccare di volta in volta l’emotività più fanciullesca dello spettatore, che sia per una scena toccante e commuovente, per una facile riflessione o per il suo più puro e semplice divertimento.

Un’esplosione totalmente folle di idee e follie. Everything Everywhere All At Once ha dentro spunti a profusione, capaci di riempire interi film se presi singolarmente. Daniel Kwan e Daniel Scheinert hanno invece deciso di buttare tutto insieme nel loro magico calderone, dando vita a un film senza alcun senso della misura, incontrollato, sparato in faccia allo spettatore senza alcuna remora. Cavalcando l’onda del cinecomic, il film espande continuamente se stesso, viaggiando in mille direzioni, non preoccupandosi mai di darsi un tono ma solo di toccare di volta in volta l’emotività più fanciullesca dello spettatore, che sia per una scena toccante e commuovente, per una facile riflessione o per il suo più puro e semplice divertimento.

Everything Everywhere All At Once non ha ambizioni di essere il miglior film del pianeta ma riesce comunque a legarsi alle corde giuste di chi lo guarda stimolando i suoi istinti basilari e risultando sempre appagante. Durante la visione si è consapevoli di avere davanti la solita e confusa storia sul multiverso, combattimenti a suon di kung-fu non proprio memorabili e l’immancabile dose massiccia di buonismo, amore e rapporti famigliari irrisolti, ma è tutto così tremendamente ritmato, divertente e creativo da non lasciare troppo spazio a riflessioni profonde.

Everything Everywhere All At Once non ha ambizioni di essere il miglior film del pianeta ma riesce comunque a legarsi alle corde giuste di chi lo guarda stimolando i suoi istinti basilari e risultando sempre appagante. Durante la visione si è consapevoli di avere davanti la solita e confusa storia sul multiverso, combattimenti a suon di kung-fu non proprio memorabili e l’immancabile dose massiccia di buonismo, amore e rapporti famigliari irrisolti, ma è tutto così tremendamente ritmato, divertente e creativo da non lasciare troppo spazio a riflessioni profonde.

Un calderone che prende il meglio del genere, lo mescola senza farci troppo caso e dà alla luce un ibrido di generi e suggestioni travolgente, ben riuscito nell’insieme ma anche interessante nelle sue singole parti, nelle scelte estetiche che fa, negli stilemi che cita, nelle parodie, nella scelta degli attori. Un film che omaggia la nostra epoca cinematografica, la getta tutta in un gigantesco frullatore e prova a distillarne il meglio: se, tra qualche decennio, vorrete far capire ai vostri nipoti cos’era il cinema d’intrattenimento dei primi 25 anni del 2000, non potrete non fargli vedere questo film.

Un calderone che prende il meglio del genere, lo mescola senza farci troppo caso e dà alla luce un ibrido di generi e suggestioni travolgente, ben riuscito nell’insieme ma anche interessante nelle sue singole parti, nelle scelte estetiche che fa, negli stilemi che cita, nelle parodie, nella scelta degli attori. Un film che omaggia la nostra epoca cinematografica, la getta tutta in un gigantesco frullatore e prova a distillarne il meglio: se, tra qualche decennio, vorrete far capire ai vostri nipoti cos’era il cinema d’intrattenimento dei primi 25 anni del 2000, non potrete non fargli vedere questo film.

A me questo "fumettone visivo" non è dispiaciuto. Ben fatto, divertente, totalmente fuori di testa: non se lo ricorderanno in tanti, ma può rappresentare il simbolo di un modo di fare cinema tipico dei nostri tempi.

#Cinema #CineSky #RecensioniFuoriTempo

23.01.2026 07:51 — 👍 2    🔁 0    💬 0    📌 0
dandadan

stagione 2
(2025)

dandadan stagione 2 (2025)

Non riesco ad afferrarlo del tutto questo DanDaDan. Ne riconosco le qualità, soprattutto di ricerca estetica e visiva, ma anche nell’uso della musica e del sonoro: le animazioni sono tutte di altissima qualità e nei combattimenti la serie dà il meglio di se per regia, montaggio e immagini. Oggi, nel 2025, non riesco davvero a trovare un prodotto d’animazione televisivo così bello e curato. Basta questo per rendere la serie imperdibile e a consigliarvi assolutamente di guardarla, soprattutto se vi piacciono i combattimenti adrenalinici e ben coreografati.

Non riesco ad afferrarlo del tutto questo DanDaDan. Ne riconosco le qualità, soprattutto di ricerca estetica e visiva, ma anche nell’uso della musica e del sonoro: le animazioni sono tutte di altissima qualità e nei combattimenti la serie dà il meglio di se per regia, montaggio e immagini. Oggi, nel 2025, non riesco davvero a trovare un prodotto d’animazione televisivo così bello e curato. Basta questo per rendere la serie imperdibile e a consigliarvi assolutamente di guardarla, soprattutto se vi piacciono i combattimenti adrenalinici e ben coreografati.

 Unite a tutto questo un tono sempre goliardico e spassoso, una ricerca costante nel trovare nuove chiavi di lettura ai più classici stilemi dell’animazione giapponese e avrete tra le mani un prodotto davvero “fresco” e “nuovo”, genuinamente moderno e classico allo stesso tempo. Eppure, scavando in profondità oltre questa bellissima facciata non mi sembra di scorgere quasi nient’altro.

Unite a tutto questo un tono sempre goliardico e spassoso, una ricerca costante nel trovare nuove chiavi di lettura ai più classici stilemi dell’animazione giapponese e avrete tra le mani un prodotto davvero “fresco” e “nuovo”, genuinamente moderno e classico allo stesso tempo. Eppure, scavando in profondità oltre questa bellissima facciata non mi sembra di scorgere quasi nient’altro.

Cosa ci sta raccontando DanDaDan? C’è un significato in ciò che ci sta mostrando? C’è qualcosa oltre l’ennesimo combattimento spettacolare e l’ammiccante parodia dei grandi classici? Davvero è tutto qui? Si tratta solo di alieni e spiriti che invadono a caso il mondo e della storia d’amore adolescenziale tormentata e complicata tra due ragazzi? Non ci sarebbe niente di male, ma la qualità di tutto il resto è talmente alta da farmi davvero desiderare di più. Ma forse DanDaDan si distingue da tutti gli altri anche per questo.

Cosa ci sta raccontando DanDaDan? C’è un significato in ciò che ci sta mostrando? C’è qualcosa oltre l’ennesimo combattimento spettacolare e l’ammiccante parodia dei grandi classici? Davvero è tutto qui? Si tratta solo di alieni e spiriti che invadono a caso il mondo e della storia d’amore adolescenziale tormentata e complicata tra due ragazzi? Non ci sarebbe niente di male, ma la qualità di tutto il resto è talmente alta da farmi davvero desiderare di più. Ma forse DanDaDan si distingue da tutti gli altri anche per questo.

Bello, spettacolare, divertente, ma anche difficile da afferrare, almeno per me. DanDaDan da che parte vuole andare davvero? Cosa vuole dirci? Io ancora non l'ho capito probabilmente.

#Anime #Streaming #RecensioniFuoriTempo

21.01.2026 07:48 — 👍 1    🔁 0    💬 0    📌 0
la fine del 
mondo

AA.VV.
il manifesto (2025)

la fine del mondo AA.VV. il manifesto (2025)

Una nuova rivista a fumetti si è affacciata nel panorama editoriale italiano: costa solo 4 euro, è allegata al Manifesto e racchiude al suo interno il meglio del fumetto del nostro Paese. Gipi, Zerocalcare, Zuzu, Maicol e Mirco e Bruno Bozzetto sono solo alcuni dei nomi che fanno capolino in questo interessante progetto. Il numero zero di dicembre è un manifesto d’intenti molto chiaro: tutto è studiato per mettere al centro le storie, dal formato alla totale assenza di testi scritti, articoli ed editoriali. La sensazione è quella di avere in mano una prodotto concepito per avere un prezzo di copertina basso senza però dimenticarsi della qualità. La carta è porosa come quella di un quotidiano ma più grossa; i colori vengono valorizzati, così come lo stile e l’unicità di ogni autore; le tavole prendono sempre tutta la pagina, senza lasciare spazio a niente che non siano vignette o disegni.

Una nuova rivista a fumetti si è affacciata nel panorama editoriale italiano: costa solo 4 euro, è allegata al Manifesto e racchiude al suo interno il meglio del fumetto del nostro Paese. Gipi, Zerocalcare, Zuzu, Maicol e Mirco e Bruno Bozzetto sono solo alcuni dei nomi che fanno capolino in questo interessante progetto. Il numero zero di dicembre è un manifesto d’intenti molto chiaro: tutto è studiato per mettere al centro le storie, dal formato alla totale assenza di testi scritti, articoli ed editoriali. La sensazione è quella di avere in mano una prodotto concepito per avere un prezzo di copertina basso senza però dimenticarsi della qualità. La carta è porosa come quella di un quotidiano ma più grossa; i colori vengono valorizzati, così come lo stile e l’unicità di ogni autore; le tavole prendono sempre tutta la pagina, senza lasciare spazio a niente che non siano vignette o disegni.

Un lavoro che parla agli appassionati e valorizza questa forma espressiva: si vede che ogni autore ha lavorato senza venire a compromessi e al massimo della propria creatività. Lungo le sue 80 pagine c’è spazio per stili, racconti ed emozioni sempre molto diversi e, soprattutto, per momenti di altissima qualità. La Fine del Mondo sembra voler spingere tutto sulla serialità: la maggior parte dei racconti è già di partenza divisa in episodi che si svilupperanno - chissà per quanto - nel corso dei prossimi numeri.

Un lavoro che parla agli appassionati e valorizza questa forma espressiva: si vede che ogni autore ha lavorato senza venire a compromessi e al massimo della propria creatività. Lungo le sue 80 pagine c’è spazio per stili, racconti ed emozioni sempre molto diversi e, soprattutto, per momenti di altissima qualità. La Fine del Mondo sembra voler spingere tutto sulla serialità: la maggior parte dei racconti è già di partenza divisa in episodi che si svilupperanno - chissà per quanto - nel corso dei prossimi numeri.

Quanto questa scelta possa reggere nel lungo periodo è tutto da vedere e molto, se non tutto, starà nell’abilità degli autori di “serializzare” nel modo giusto i loro racconti. La varietà è comunque garantita e la lettura sempre agevole: ogni autore ha 5 o 6 pagine per esprimersi, dando vita a uno spaccato di visioni personali variegato e sempre ricco di spunti. Finalmente un progetto pensato per chi i fumetti li ama e li legge, al giusto prezzo, con i migliori autori e premesse più che ottime per far bene. Incrociamo le dita e sosteniamoli correndo in edicola una volta al mese o facendo un abbonamento ai primi sei numeri.

Quanto questa scelta possa reggere nel lungo periodo è tutto da vedere e molto, se non tutto, starà nell’abilità degli autori di “serializzare” nel modo giusto i loro racconti. La varietà è comunque garantita e la lettura sempre agevole: ogni autore ha 5 o 6 pagine per esprimersi, dando vita a uno spaccato di visioni personali variegato e sempre ricco di spunti. Finalmente un progetto pensato per chi i fumetti li ama e li legge, al giusto prezzo, con i migliori autori e premesse più che ottime per far bene. Incrociamo le dita e sosteniamoli correndo in edicola una volta al mese o facendo un abbonamento ai primi sei numeri.

La fine del mondo è una rivista a fumetti molto interessante, con alcuni dei migliori autori italiani. Una rivista per appassionati, che lascia spazio alle storie e a nient'altro. Il numero zero ha il suo perché, vediamo come proseguirà.

#Fumetti #BookSky #RecensioniFuoriTempo

20.01.2026 08:21 — 👍 4    🔁 0    💬 0    📌 0

@recensionift is following 18 prominent accounts